#GoodNews: L’Italia leader nel riciclo dei rifiuti speciali

L’Italia leader nel riciclo dei rifiuti speciali
Secondo il rapporto Ispra tra il 2013 e il 2014 sono state prodotte oltre 130 tonnellate di scarti di lavorazione e il 75% è stato smaltito. Cala la percentuale di energia prodotta con l’immondizia e resta il problema del riuso degli pneumatici

di CRISTINA NADOTTI – Repubblica


ROMA – Se vi sembra che i rifiuti che ogni giorno escono dalle nostre case siano troppi, sarà uno shock scoprire che sono una bazzeccola in confronto a quelli speciali, provenienti da industrie e aziende. Però c’è speranza: secondo il rapporto pubblicato oggi dall’Istituto superiore per la ricerca e l’ambiente, Ispra, nel nostro Paese aumentano i rifiuti speciali – +5% nel 2014, anno al quale si riferiscono gli ultimi dati – , ma cresce anche la capacità di smaltimento con il 3,3% in più di rifiuti gestiti. Così l’Italia, secondo l’Ispra si colloca tra le prime nazioni europee per il riciclo di rifiuti speciali, che vengono smaltiti al 75%, soprattutto se si tratta di rottami ferrosi.

Pericolosi e non. I rifiuti speciali si differenziano in “non pericolosi” e “pericolosi”. I primi provengono soprattutto dal settore manifatturiero, delle costruzioni e demolizioni, mentre i “pericolosi” derivano dalle attività produttive che contengono al loro interno sostanze pericolose, per esempio la raffinazione del petrolio, processi chimici, industria fotografica, industria metallurgica, produzione conciaria e tessile, impianti di trattamento dei rifiuti, ricerca medica e veterinaria.

I rifiuti speciali prodotti in Italia sono oltre quattro volte superiori a quelli urbani. Nel 2014 sono stati prodotti circa 130,6 milioni di tonnellate di “speciali” a fronte di 30 milioni di tonnellate di rifiuti urbani. Si registra un consistente aumento nella produzione totale: + 5% tra 2013 e 2014 (oltre 6,1 milioni di tonnellate). All’origine dell’aumento dei rifiuti speciali non pericolosi le attività di costruzione e demolizione (39,7%) o il trattamento dei rifiuti (27,4) e delle acque reflue. I rifiuti speciali pericolosi, invece, si mantengono sostanzialmente stabili (+0,3%) e provengono per .il 39% dal settore manifatturiero, seguito dal trattamento dei rifiuti e attività di risanamento ambientale (29,9%) e dal settore dei servizi, del commercio e del trasporto (20,7%). Nell’ambito del comparto manifatturiero, il 27% circa (935 mila tonnellate) proviene dal settore della metallurgia, seguito della fabbricazione di prodotti chimici (18,4%), di prodotti farmaceutici di base e preparati (12,5%) e dalla fabbricazione di coke e dei prodotti derivati dalla raffinazione del petrolio (11,5%).

Buone pratiche in aumento. Nel 2014 sono stati riciclati o smaltiti più rifiuti di quelli prodotti, questo perché si ascrive al 2014 anche il trattamento di rifiuti che erano stati stoccati o sottoposti .a operazioni intermedie di riciclo. In totale sono 133,8 milioni di tonnellate a fronte di una produzione di 130 e rispetto al 2013, come detto, c’è un aumento del 3,3% del quantitativo totale dei rifiuti gestiti. Il modo più comune di riciclare i rifiuti speciali (62,4%) è di recuperare i materiali utili, per esempio riciclando i metalli, i materiali da demolizione per opere stradali e altro. L’Italia, con il suo 75% di rifiuti speciali riciclati si colloca in buona posizione in Europa, visto che la media Ue è del 45,7% (considerata l’Unione a 28, quindi i Paesi dell’Est dove le buone pratiche ambientali sono ancora da implementare). Meglio dell’Italia fanno la Slovenia (80,3%) e subito dopo Belgio (oltre 73%), Germania (70% circa).

Meno energia dai rifiuti. Il calo del prezzo del petrolio ha rallentato la produzione di energia da rifiuti speciali nel nostro Paese, dove si è registrato nel 2014 un -4,7% rispetto al 2013. Sono 2,1 milioni di tonnellate i rifiuti speciali avviati a recupero energetico con, tra le risorse più utilizzate, il biogas (36,3%) cioè il gas metano derivante dalla decomposizione dei rifiuti; seguito dai rifiuti della lavorazione del legno, carta ed affini (33,5%), dal trattamento meccanico di rifiuti (11,1%) e i rifiuti combustibili (6,4%). Sono soprattutto 7 le regioni italiane a trasformare in energia i rifiuti speciali (insieme arrivano al 78,5%): Lombardia (23,3% del totale), Emilia Romagna (15,7%), Piemonte con (10,7%), Veneto (8,0%), Umbria (7,2%), Puglia (7,1%), Friuli Venezia Giulia (6,5%).

Come si ricicla. Gli impianti di incenerimento attivi nel 2014, che hanno trattato rifiuti speciali, sono stati 85, di cui 43 destinati principalmente al trattamento di rifiuti urbani. La gran parte degli inceneritori è localizzata al Nord (51), al Centro sono presenti 11 impianti, al Sud 23. Nel 2014 si registra un significativo incremento di circa 540 mila tonnellate e ad andare in fumo sono soprattutto gli scarti del trattamento di altri rifiuti e quelli combustibili. In ogni caso ad essere inceneriti sono soprattutto i rifiuti non pericolosi (70,8%). Calano anche le discariche, ma quelle che restano ricevono più rifiuti speciali passando da 404 del 2013 a 392 del 2014. Nonostante diminuisca il numero di discariche, cresce la quantità smaltita a livello nazionale: 11,4 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, con un aumento di 460 mila tonnellate rispetto al 2013, pari a +4,2%. La crescita è maggiore a Nord (+6,1%) e al Centro (+4,8%), mentre scendono al Sud (- 1,1%). L’88,9% dei rifiuti totali sono non pericolosi (10,1 milioni di tonnellate) e il restante 11,1% sono rifiuti pericolosi (1,3 milioni di tonnellate). Le regioni che più hanno aumentato l’utilizzo della discarica sono la Basilicata con +40,3% (+17 mila tonnellate), il Lazio con +34,2% (+185 mila tonnellate), la Liguria con +27,6% (+90 mila tonnellate. Quelle che hanno diminuito maggiormente sono il Molise (- 56,4%, – 10 mila tonnellate), l’Umbria (- 27,3%, – 162 mila tonnellate), il Trentino Alto Adige (- 19,3%, – 21 mila tonnellate). “Va ricordato che la Campania – sottolinea il dossier Ispra- nell’anno 2014, non smaltisce rifiuti speciali in discarica a causa dell’assenza sul territorio di discariche autorizzate allo smaltimento di tale tipologia di rifiuti che vengono, quindi, trattati fuori regione o all’estero.

L’import export dei rifiuti. Diminuiscono anche i rifiuti speciali esportati e questo è un buon segnale, perché mandare altrove la propria immondizia è costoso. La quantità totale di rifiuti speciali esportata diminuisce del 4,7% tra 2013 e 2014, passando da 3,4 a 3,2 milioni di tonnellate. Cresce invece la capacità dell’Italia di fare business con il riciclo visto che i rifiuti speciali importati in Italia nel 2014, circa 6,2 milioni di tonnellate, corrispondono ad un aumento del 7,6% rispetto al 2013. Mandiamo i nostri scarti soprattutto in Germania, paese che ha fatto dell’economia del riciclaggio un fiore all’occhiello, Cina e Grecia. Degli oltre 3 milioni di tonnellate, 889 mila vanno in Germania (il 27,7%) e sono prevalentemente pericolosi: vengono dagli impianti di trattamento dei rifiuti, delle acque reflue, della potabilizzazione dell’acqua, dalle operazioni di costruzione e demolizione. Destinazione sono le miniere di sale e in particolare quella di Stetten in Baviera, nella quale i rifiuti vengono utilizzati per la messa in sicurezza delle cavità a seguito dell’attività estrattiva.
Per quanto attiene la Cina, invece, nel 2014, come per gli anni precedenti, l’importazione dall’Italia, pari a 278 mila tonnellate, è costituita dai soli rifiuti non pericolosi. Si registra, rispetto all’anno 2013, una diminuzione dell’11% (35 mila tonnellate). I rifiuti maggiormente esportati in Cina sono rifiuti di carta e cartone prodotti dal trattamento meccanico di rifiuti (79 mila tonnellate). In Grecvia vanno oltre 242 mila tonnellate, costituite per il 98% da “ceneri leggere di carbone” destinate ai cementifici usate, al posto della sabbia, per creare materiali edili cementizi.

Le note dolenti. L’Italia usa molti pneumatici ma non li sa riciclare. Così nel 2014 delle circa 426 mila tonnellate di pneumatici fuori uso circa 365 mila tonnellate sono state gestite in Italia e oltre 125 mila tonnellate sono state esportate in altri Paesi, cioè il 25% del totale. La Germania riceve circa 32 mila tonnellate che recupera, mentre la Corea, alla quale abbiamo mandato 23 mila tonnellate ne ricava energia. Le 365 mila tonnellate gestite in Italia vengono per il 70,4% avviate a recupero di materia, il 9,5% a recupero energetico, il 16%, ed è tanto, rimane in giacenza.
Cala anche la gestione dei rifiuti di amianto, ma l’Ispra sottolinea che non ci sono i dati per spiegare il fenomeno. Nel 2014, la quantità di rifiuti di aminato prodotta è pari a 340 mila tonnellate. Per lo più sono materiali da costruzione contenenti amianto (92,7%), il restante 7% da materiali isolanti e in minima parte (0,36%) da imballaggi metallici, pastiglie per freni e apparecchiature fuori uso contenenti amianto in fibre libere. “Dopo una tendenziale crescita dal 2007 al 2010 e un picco nel 2012 – sottolinea l’Ispra -, il trend appare in forte diminuzione (-36%). Tale dato farebbe pensare ad una diminuzione delle demolizioni di strutture contenenti amianto, ma non si è in grado di affermarlo con certezza dal momento che non esiste un censimento delle strutture contenenti amianto”.
Andiamo ancora male anche nello smaltimento di veicoli fuori uso, come ci ricordano i “cimiteri di automobili” ai margini delle nostre città. Non ci sono rilevanti variazioni nei livelli di riciclaggio/recupero nell’ultimo triennio 2012-2014. Nonostante la percentuale di reimpiego e riciclaggio raggiunga l’83% del peso medio del veicolo, superando il target dell’80% previsto per il 2006, si è ancora lontani dall’obiettivo previsto al 1° gennaio 2015 (95%).

 

per approfondire: http://www.isprambiente.gov.it/

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