Parliamoci – Parma non è così lontana

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Pubblico un articolo della Gazzetta di Modena, perchè credo abbia ragione, come Pd dobbiamo tornare ad avere  “un’idea di futuro per la quale impegnarsi, combattere, volersi sentire orgogliosamente modenesi. Non solo uno slogan, ma, se non un sogno, almeno una proposta identitaria, un obiettivo condiviso, una ragione sociale”
Non bastava al Pd modenese la scoppola delle elezioni Politiche “non vinte”, non bastava l’imbarazzo di una sostanziale bocciatura come forza di governo nazionale: ci volevano…
di Enrico Grazioli – Gazzetta di Modena Non bastava al Pd modenese la scoppola delle elezioni Politiche “non vinte”, non bastava l’imbarazzo di una sostanziale bocciatura come forza di governo nazionale: ci volevano anche le dimissioni senza peli sulla lingua del super assessore comunale Sitta. Che, almeno, aprono ufficialmente il percorso per la scelta fra un anno del nuovo sindaco. Per chi poi magari dirà che non se ne era reso conto, la sintesi della scena oggi è questa: i voti delle Politiche riportati alle Amministrative (calcolo capzioso, ma utile a riflettere) dicono che questo Pd ha di fronte un movimento, il 5 Stelle, in grado di contendere il primato in città, se non al primo turno almeno a un ballottaggio a cui i resti del centrodestra locale non sembrano in grado di arrivare diventando, anzi, un potenziale serbatoio di consensi per i ragazzi di Grillo. E in più, questo Pd dovrà tenere a bada le ceneri sotto cui coverà il futuro di Sitta: che ha sì trovato un lavoro, ma nessuno lavoro impedisce una partecipazione alla vita pubblica, in nome di quella “politica del fare” che potrebbe attrarre anche nel fronte opposto. Insomma, ci sono tutte le condizioni perché la storia di Parma si ripeta, per altre vie. La prima è quella dell’attendismo: la stessa che ha imbalsamato Bersani in campagna elettorale e nei mesi del governo Monti. Pensare che la continuità, il senso di responsabilità, la prudenza e una certa esperienza a maneggiare l’apparato siano un punto di riferimento e di sicurezza per i cittadini in un periodo di vacche magrissime. Non è così. La seconda è la mancanza, avvertita da tempo, di un’idea di futuro per la quale impegnarsi, combattere, volersi sentire orgogliosamente modenesi. Non solo uno slogan, ma, se non un sogno, almeno una proposta identitaria, un obiettivo condiviso, una “ragione sociale”. Che non sia solo la difesa di una trincea storica e del potere che ne consegue, tirando a campare, aggiustando qualche piazza o modificando i perimetri del traffico in centro. Da tempo cerchiamo di capire quale Modena vuole Modena e chi la governa. Non servivano i “vaffa” di Grillo e neppure quelli di Sitta per iniziare a pensarci. Ma ora sono arrivati anche quelli. Sveglia!

@engraz

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