Politiche ambientali di successo L’esempio dell’Emilia Romagna

Pm10 -25% in 10 anni grazie a potenziamento mezzi pubblici, controllo del traffico e attenzione al riscaldamento

(corriere della sera)

Le previsioni del pm10 in Emilia Romagna per il 7 febbraio 2012 (da arpa.emr.it)

MILANO – Attenzione al riscaldamento, giro di vite al traffico e potenziamento del trasporto pubblico. Sono queste le tre leve che hanno permesso all’Emilia Romagna in dieci anni (2001-2011) di far abbassare del 25% il livello delle polveri sottili (Pm10) nei Comuni con più di 50 mila abitanti. Un risultato, illustrato nel primo report sulla qualità dell’aria, presentato nei giorni scorsi e realizzato dalla Regione insieme all’Agenzia regionale prevenzione e ambiente (Arpa).

AZIONI COMBINATE – Il risultato è stato raggiunto grazie a una serie combinata di azioni, tra cui l’accordo siglato tra Regione e Comuni ad alta densità che, dal 2002, prevede il blocco del traffico ogni giovedì. E che, secondo gli esperti dell’Arpa, ha naturalmente favorito il ricambio dei veicoli più vecchi, rappresentando un primo passo verso la netta diminuzione dei depositi inquinanti e che, prossimamente potrebbe essere allargato a due giorni alla settimana. A minacciare la qualità dell’aria i residui della combustione e, soprattutto, quelli che si formano nell’atmosfera e perciò più difficili da controllare come sali, metalli e idrocarburi policiclici aromatici.

ANALISI DECENNALE – Tuttavia, secondo il rapporto, analisi decennale compiuta su tutte le stazioni di rilevamento da Piacenza a Rimini, a giocare un ruolo sul controllo dell’inquinamento, oltre alle controffensive umane, sarebbero fondamentali altri due elementi: le condizioni climatiche e la particolare conformità del territorio. «Per quello che riguarda l’Emilia Romagna», spiega Eriberto De Munari, responsabile di Arpa per la qualità dell’aria, «il risultato varia molto a seconda della posizione geografica delle province. Dai dati, del resto, si possono notare due scenari completamente diversi, con pochi problemi per quelle ubicate nelle vicinanze del mare e situazioni allarmanti per quelle che si trovano nel bacino padano. In questa parte della Regione, infatti, è proprio la conformazione orografica, una pianura stretta tra le montagne, a non permettere all’aria di circolare bene. Come una pentola a pressione dal coperchio tappato. Tra queste», puntualizza De Munari, «l’unica eccezione è Bologna, che si comporta più da romagnola, presentando livelli più bassi delle altre città emiliane».

Infatti, nel 2010, nel capoluogo emiliano la concentrazione di Pm10 nei giorni neri è stata di 5 punti inferiore (75 microgrammi per metro cubo contro 80) rispetto a città come Modena, Parma, Piacenza e Reggio Emilia. Con situazioni migliori (poco più che 60 microgrammi) a Ravenna e Forlì-Cesena. «Queste», osserva De Munari, «sono le province con più alta concentrazione di polveri sottili. Anche se, sempre nel 2010, per la prima volta a livello regionale la concentrazione media annuale di pm10 è scesa in tutte le stazioni di rilevamento sotto il valore dei 40 microgrammi, ossia il valore limite europeo».

ANNO NERO – Secondo il report, la palma per il peggior anno per i depositi inquinanti nelle città, è stato comunque il 2011. Con 60 giorni di sforamento dei limiti di pm10, quasi il doppio di quelli tollerati dall’Unione europea. «La colpa è da darsi alla situazione meteo-climatica di base», aggiunge De Munari, «e, soprattutto, all’anticiclone che ha colpito la Regione e bloccato le polveri nell’atmosfera, come un camino pieno di cenere».

POLITICHE AMBIENTALI – «Aver abbassato del 25% in dieci anni i livelli di pm10», conclude il responsabile aria dell’Arpa, «attesta che quando si interviene seriamente i risultati si vedono. Questo, però, vuol dire aver vinto una battaglia e non ancora la guerra. Infatti, quello che dobbiamo fare è cercare di migliorare ancora, potenziando il trasporto pubblico, i mezzi elettrici e cercando sistemi di riscaldamento meno inquinanti». Considerando inoltre che, secondo un recente rapporto dell’Agenzia europea dell’Ambiente di Copenaghen i cittadini della pianura Padana vivono in media tre anni in meno a causa dell’inquinamento.

USA – Oltre alla situazione italiana, a dimostrazione che le politiche ambientali a lungo termine hanno effetti visibili sulla qualità della vita, anche negli Stati Uniti si stanno verificando analoghi risultati. Infatti, uno studio americano completato in 25 anni da due ricercatori dell’Università dell’Illinois ha appena dimostrato che i programmi messi in atto dal governo per limitare le emissioni di ossidi di zolfo con il trascorre degli anni sono riusciti a portare a una netta diminuzione delle piogge acide.

Carlotta Clerici6 febbraio 2012 (modifica il 7 febbraio 2012)

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