Risposta alla interrogazione sulla Fonderia Lamiz

Pubblico la risposta alla interrogazione che ho appena letto in consiglio Comunale sul tema Fonderia Lamiz.

Ecco il testo:

Punto  1) la novità più rilevante è il mancato accordo tra la proprietà della Fonderia e il comitato.

Punti  2) e 3) Il Pd a me non risulta abbia suggerito alcunché, forse il consigliere Benatti si riferisce all’approvazione da parte del consiglio di un ordine del giorno specifico su questa area. Nel caso ad oggi non sono state depositate nessuna richiesta di cambio d’uso dell’area.

Punto  4) La realizzazione della manufatto e le attività che si svolgeranno all’interno sono in regola con le nostre norme tecniche di attuazione, il regolamento edilizio, prima del rilascio del permesso di costruire si deve accertare anche dagli enti preposti alla salvaguardia della salute dei cittadini e dei lavoratori e dell’ambiente relative autorizzazioni, che ARPA e USL hanno regolarmente rilasciato.

Punto  5)  quanto al punto 5 occorre fare una premessa, poiché è trascorso più di un secolo dal RD del 1904 e pertanto varie normative nazionali e regionali hanno comportato significativi cambiamenti, sia per ciò che riguarda il concetto del termine “acqua”, vedi il termine di risorsa sostenibile, sia nell’individuare i soggetti pubblici chiamati a rivestire il ruolo di Enti preposti alla salvaguardia e tutela ambientale dei corsi d’acqua del loro regolare deflusso.

Nonostante la vastità e complessità della materia che comporta l’individuazione del Soggetto pubblico chiamato ad esprimere, per competenza, la materia in argomento, vige comunque la fondamentale distinzione tra coloro i quali sono chiamati a svolgere compiti di attività di pianificazione, programmazione e attuazione di dispositivi normativi per la salvaguardia dell’intera rete idrografica esistente e gli enti chiamati a svolgere compiti di difesa idrogeologica. Pertanto, per ovvi motivi di sintesi, si richiama in particolare modo la L. 183/1989 e ss. mm. che istituisce le Autorità di bacino per i bacini idrografici di rilievo nazionale (art. 12), con il compito di risolvere attraverso la pianificazione integrata le frammentazioni istituzionali e di competenza fin a quel momento previsti per legge. Nel nostro caso la legge in questione ha portato alla costituzione dell’Autorità di Bacino del fiume Po quale ente competente alla redazione del Piano di bacino idrografico, quale principale strumento di pianificazione e programmazione territoriale di settore e strumento conoscitivo-normativo e tecnico-operativo, le cui disposizioni, una volta approvato, hanno carattere immediatamente vincolante per le amministrazioni e gli enti pubblici, nonché per i soggetti privati.

Al riguardo vi ricordo che ai sensi dell’art. 2, comma 1, del PTCP (Piano Territoriale di Coordinameto  Provinciale) della Provincia di Modena, approvato dal Consiglio Provinciale in data 18 marzo 2009, così recita:

…a seguito del raggiungimento della intesa di cui all’art. 57 del D.Lgs. 112/98 tra la Provincia di Modena e l’Autorità di Bacino del Fiume Po il presente Piano assume il valore e gli effetti del Piano stralcio per l’Assetto idrogeologico del fiume Po.

Da ciò se ne deduce, anche dalla lettura dell’art. 1.4 delle Norme di Attuazione del PTCP, che in relazione …ai temi del dissesto, delle fasce fluviali, della criticità idraulica…ecc. il PTCP persegue l’obiettivo di garantire la relativa tutela ambientale e salvaguardia idrogeologica.

Dalla disamina degli elaborati predisposti dalla Provincia di Modena il vincolo di tutela imposto dal RD 368/1904 non è stato riportato né cartograficamente e tanotmeno nelle norme attuative, di contro i pareri ARPA/AUSL, quale enti preposti all’esame preventivo dei progetti di insediamenti produttivi che possono avere significativi impatti sull’ambiente e sulla salute, non riportano le condizioni limitative così come esposte nell’interrogazione. Pertanto si ritiene che l’intervento sia conforme ai dispositivi vigenti, avendo superato l’esame degli enti preposti alla salvaguardia ambientale.

Punto  6)  7) quanto al punto 6 e 7, è doveroso sottolineare che compito dell’Amministrazione comunale, tanto più per il caso specifico,  è chiaramente quello di applicare gli obblighi che discendono dal quadro normativo vigente, seguendo le procedure di legge, ribadendo in particolare modo che vi è l’obbligo per chiunque, sia esso un soggetto pubblico che privato, di rispettare le leggi ed i regolamenti vigenti. Al riguardo pertanto l’Amministrazione Comunale ha applicato le norme attuative che discendono da strumenti di programmazione sovracomunale, vedi il già citato art. 2 del PTCP vigente, nonché l’applicazione delle disposizioni di rispetto della fascia dei 10 metri, art. 96 R.D. 523/1904, a seguito dell’eliminazione della fascia di rispetto dei 50 metri operato dalla Provincia di Modena

Punto 8) quanto al punto 8 si ricorda che il RD 523 del 1904, art. 96, lett. f, istituisce una fascia di servitù idraulica pari a metri 10, con l’intenzione di evitare che la realizzazione di manufatti, all’interno di tale fascia, alteri lo stato dei luoghi e possa compromettere il regolare e normale deflusso delle acque. Al riguardo il PP approvato non prevedendo opere tali da modificare il regolare andamendo del canale e conseguente deflusso delle acque, non ha previsto la richiesta di parere del Servizio Tecnico di bacino del Consorzio di bonifica. Occorre comunque sottolineare che Il Consorzio della Bonifica aveva già effettuato uno studio di fattibilità di adeguamento della Cavata Orientale alle portate derivanti dalle urbanizzazioni ad Est dell’abitato di Carpi, compreso il PP11, come da studio di fattibilità inviato al Comune di Carpi a dicembre del 2005.

Punto 9) si ritiene che se ci fosse stato un problema del genere il Consorzio di Bonifica avrebbe trovato delle eccezioni già in sede di predisposizione del progetto di fattibilità di cui al punto precedente, oppure in sede di rilascio delle autorizzazioni allo scarico richieste dai soggetti attuatori del PP 11.”

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