Smog come a gennaio E Milano ferma le auto

Domenica il blocco (10 ore) tra le polemiche. È la prima volta che succede a caldaie spente

GIOVANNA TRINCHELLA http://www3.lastampa.it/ambiente/sezioni/ambiente/articolo/lstp/423690/

Dall’inizio dell’anno la soglia indicata dall’Europa è stata superata in pratica un giorno su treDall’inizio dell’anno la soglia indicata dall’Europa è stata superata in pratica un giorno su tre

A scorrere gli archivi di oltre venti anni di cronache si scopre che il blocco totale delle auto è rimedio tanto emergenziale quanto antico, ma quello previsto domenica a Milano, a caldaie spente, è la prima volta che viene deciso ai primi di ottobre. Le temperature alte e una città che già da settimane è tornata alla sua vita metropolitana senza dimenticare le fiere, la settimana della moda, hanno fatto registrare il tredicesimo giorno di sforamento del limite del pm10, le temibili polveri sottili. E così, dopo il divieto di ieri dei veicoli super inquinanti (circa 120 mila), il capoluogo lombardo, anche se la pioggia annunciata dovesse far scemare il livello di inquinamento, si prepara alla prima domenica a piedi. Con scia polemica, come ogni anno del resto.

Il presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà, critica la decisione del Comune di Milano, in applicazione di un’ordinanza dell’ex giunta Moratti, parlando di «una scelta unilaterale e impropria» e annuncia che oggi ci sarà un incontro tra i 134 sindaci dell’hinterland, compreso Giuliano Pisapia primo cittadino di Milano, la Regione e l’Arpa (l’agenzia regionale per l’ambiente) «per affrontare il tema dell’ inquinamento e studiare misure condivise. E’ una stagione anomala, già domani dovrebbero esserci dei miglioramenti e la soluzione più ragionevole sarebbe stata il lavaggio delle strade».

L’assessore comunale alla Mobilità di Milano Pierfrancesco Maran risponde che dalla riunione «ci aspettiamo proposte coraggiose e non un semplice ascolto. Podestà ha detto quanto già scritto tre giorni fa da Pisapia ai sindaci dell’hinterland e cioè che le domeniche antismog non dovrebbero essere una misura emergenziale, ma anzi funzionano meglio se programmate e concordate».

Se la cappa che ingrigisce il cielo milanese e rende sgradevole l’aria dovesse resistere per altri cinque giorni scatterebbe la fase due con le ulteriori restrizioni previste in caso di superamento delle concentrazioni inquinanti oltre il diciottesimo giorno consecutivo: non potrebbero circolare neanche le auto che pagano l’ecopass in base al grado di inquinamento.

E proprio sulla tassa anti smog, di cui si discute la modifica da mesi, interviene un altro uomo del centro destra lombardo l’assessore regionale al Commercio Stefano Maullu che ne chiede l’abolizione con una raccolte di firme bocciando anche l’idea di un ticket di 5 euro per tutti che commercianti e artigiani non vogliono assolutamente pagare. Legambiente non concorda e ricorda invece che sono stati novanta i giorni dall’inizio dell’ anno in cui si è superata la soglia di tolleranza: «In pratica un giorno su tre i milanesi hanno dovuto scegliere tra trattenere il respiro o respirare un’aria pesantemente contaminata».

Un quadro nettamente peggiore di quello rilevato l’anno scorso, quando nello stesso arco di tempo – dal 1 gennaio al 5 ottobre 2010 – i giorni di superamento erano stati «solo» 58, l’Unione Europea ne ammette solo 35 nell’arco dell’intero anno). «A Milano e in Lombardia la politica deve dare segnali chiari e inequivocabili ai cittadini e alle imprese: il futuro della mobilità lombarda non sono nuove autostrade verso nodi urbani sempre più intasati, ma la piena integrazione metropolitana dei servizi di trasporto collettivo delle persone e di vera logistica delle merci – dice Damiano Di

Simine, presidente di Legambiente Lombardia -. Una scelta come la congestion charge è un passo nella direzione giusta».

Come insegna Londra, anche se in altre città europee sono state aumentate le aree pedonali e diminuiti i limiti di velocità. Il problema appare di difficile soluzione in ogni caso se si pensa che neanche il pungolo di un’inchiesta, quella aperta dalla Procura nel 2009, ha portato a cambiamenti. Nel registro degli indagati finirono il presidente lombardo Roberto Formigoni, l’ex sindaco Letizia Moratti, l’ex presidente della Provincia Filippo Penati e lo stesso Podestà. Il procuratore aggiunto Nicola Cerrato è in attesa di un supplemento di accertamenti alla consulenza affidata all’Arpa e Politecnico per capire a chi imputare un’aria che fa ammalare.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...