Il vero contenitore eco per la pizza? È Pi Pan in acciaio e riciclabile

Si può impegare più di mille volte e il suo costo è ammortizzato già dopo una trentina di utilizzi

 (di Marta Serafini corriere.it)

Il contenitore Pi Pan
Il contenitore Pi Pan

MILANO – Solo negli Usa sono tre i miliardi di cartoni per la pizza in circolazione. E molti di essi non possono essere riciclati a causa degli avanzi rimasti attaccati al contenitore. Da noi, poi, le cose non vanno certo meglio. Secondo un sondaggio, solo un italiano su sei butta il contenitore nel sacco nero, con il 70,6 per cento che insiste a lasciarlo cadere nel bidone bianco, inconsapevole di compiere un gesto inutile se la carta è stata a contatto con cibo e condimenti

DISCO D’ACCIAIO PER QUATTRO STAGIONI – Il network statunitense Good news reuse, che produce oggetti sostenibil per il mercato del food and beverage, ha lanciato una proposta: Pi Pan, disco realizzato in acciaio inossidabile con materiali riciclati e certificati, proprio come si fa per il riutilizzo delle bottiglie di plastica. Il contenitore si presta a essere impiegato per più di mille volte e il suo costo è ammortizzato in una trentina di usi. Inoltre il design è pensato per una consegna a domicilio comoda e per conservare il calore della pizza, se il consumatore decide di lasciarla a metà. Con un beneficio di educazione ambientale e una riduzione dei rifiuti che si va ad aggiungere al comfort. Niente più scene nei film, dunque, in cui il bello e dannato (o la bella e dannata) di turno fanno colazione con la fetta unta rimasta lì nel cartone, dopo una notte di bagordi? In realtà Pi Pan non è ancora su mercato. È piuttosto una startup. E i suoi creatori hanno deciso di raccogliere i fondi necessari alla commercializzazione per mezzo di Idiegogo, network e piattaforma globale difundrising in rete.

LE REGOLE ITALIANE – Anche in Italia e a Napoli, entrambe patria della pizza, si è pensato a soluzioni simili. L’anno scorso Comieco ha lanciato proprio nel capoluogo partenopeo un cartone più ecologico il cui coperchio poteva essere facilmente strappato garantendo una comoda differenziazione dalla carta «contaminata». E se l’idea di Comieco era piaciuta ai napoletani anche per la sua garanzia di materiali a norma, le associazioni dei consumatori periodicamente segnalano i rischi di contenitori da cibo fuori legge. Secondo l’Unione nazionale dei consumatori, la scatola deve essere fabbricata rispettando il decreto ministeriale del 21 marzo 1973, secondo cui i contenitori per alimenti umidi e grassi (la pizza per l’appunto) devono essere prodotti esclusivamente con carte di pura cellulosa e senza contenuti di macero. Peccato che in passato nei cartoni da pizza sia stato ritrovato di tutto: dal piombo, ai materiali ottenuti riciclando rifiuti cartacei di telefax e fotocopiatrici, ad alte quantità di diisobutilftalato, un solvente usato nel processo di riciclaggio della carta per togliere inchiostri e coloranti. Inoltre, sempre secondo l’Unione dei consumatori, pur essendo richiesto l’uso di pura cellulosa e vietato l’impiego di materiali da macero, «non esiste l’obbligo di apporre sulle scatole da pizza alcuna dichiarazione che attesti l’adeguamento a questa norma da parte dell’azienda produttrice». Così il consumatore non sa di che cosa è fatta la carta che contiene la sua margherita.

IL RAGAZZO DELLE PIZZE DEL FUTURO – In realtà esistono norme europee che stanno andando verso un maggior controllo anche in questo ambito. Ma non tutti sono coscienziosi allo stesso modo ed è un attimo trovare chi sgarra. Insomma, i problemi sono tanti. E potrebbero essere risolti da soluzioni intelligenti come quella dello studio di design americano. Packaging simili stanno prendendo piede anche in Italia, con aziende che hanno scelto di intraprendere questa strada. Abbandonando definitivamente la filosofia dell’usa e getta. Starà però ai consumatori stabilire se preferiscono ancora il vecchio cartone o se accettano di vedersi recapitare a casa una pizza in un disco che viene riportato indietro dal fattorino.

 

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