II referendum spacca la politica

Casini con Maroni: “Voto subito”. Altolà di Calderoli, e il Pdl frena. Di Pietro: “I tempi sono maturi”

Roberto Calderoli, coordinatore leghista e ministro, non ha mai finto di essere orgoglioso della legge elettorale da lui elaborata: fu lui stesso a definirla una ‘porcata’, facendola passare alla storia come il ‘Porcellum’. Oggi ne prende le distanze in modo definitivo, accusando Casini, Fini e Berlusconi di averla voluta. Parlando al Tg1, Calderoli prova a dribblare l’alternativa secca tra riforma elettorale, benedetta ieri dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, e referendum, al quale ha aperto a sorpresa il suo collega di partito Roberto Maroni. 

Dietro l’angolo c’è la minaccia delle elezioni anticipate, ma Calderoli invece guarda a una “legislatura costituente” per portare a termine la riforma federalista. Il dibattito è aperto, ma sul referendum giungono aperture inattese, come quella del centrista Pier Ferdinando Casini e di Carlo Vizzini (Pdl), presidente della commissione Affari costituzionali del Senato che ha all’ordine del giorno proprio il dibattito sulle diverse proposte di riforma elettorale. Intanto a destra c’è chi pensa a una riforma ‘limitata’ alla reintroduzione delle preferenze. 

Nel Pdl intanto si prova a fare diga contro l’ondata delle firme per il referendum e Maurizio Gasparri difende i cardini della norma attuale: “La legge elettorale, quale che sia, deve consentire in primo luogo all’elettore di scegliere il premier, la coalizione, il programma”, dice. Fabrizio Cicchitto propone di “portare avanti la complessiva riforma costituzionale impostata dal ministro Calderoli” prima di qualunque cambiamento nella legge.

Tra chi nella maggioranza apre a parziali modifiche al ‘Porcellum’, l’opzione che emerge è ilritorno alle preferenze: “Sono d’accordo con il ministro La Russa – dice il ministro Saverio Romano (Pid-Responsabili) – è opportuno lasciare la legge elettorale attuale introducendo le preferenze. Cosi si può recuperare il rapporto elettore eletto”. Tema centrale anche per Gianni Alemanno, che però allarga il campo delle modifiche possibili: “Dopo il clamoroso successo della raccolta di firme referendarie e dopo le prese di posizione dei ministri della Lega Nord, il Popolo della Libertà non può più stare fermo e deve mettere subito sul piatto un proposta di riforma elettorale. Attraverso i collegi, le preferenze e le primarie bisogna ricostruire il rapporto tra elettore ed eletto”.

Nell’opposizione si dà poco credito al dibattito apertosi nel centrodestra. Casini chiarisce: “Con una maggioranza come questa, in stato confusionale, fare una legge elettorale seria e condivisa è come scalare l’Everest a piedi nudi. Molto meglio dare la parola ai cittadini, che e sempre un grande fattore di democrazia”. Rosy Bindi (Pd) liquida così la questione: “Un milione e duecentomila italiani, firmano, senza organizzazioni alle spalle, per abolire il ‘Porcellum’ e propongono un referendum che ha dentro un progetto di legge alternativo. Non si accontenteranno mai dell’inserimento delle preferenze in una legge profondamente sbagliata qual è il ‘Porcellum'”. L’esponente democratica ipotizza un “governo di responsabilità nazionale” per cambiare la legge elettorale.

Per Antonio Di Pietro “le strade sono due: o elezioni subito o referendum”, ma lui crede solo a una delle due: “Una volta tanto sono d’accordo sia con Casini sia con Maroni: i tempi sono maturi per andare ad elezioni”.

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