«Sulle inchieste dal Pd massima intransigenza» Intervista de l’Unità a Paolo Gentiloni

C’è bisogno di una reazione intransigente da parte nostra, forse ancora più netta di quella che c’è stata finora», dice Paolo Gentiloni riferendosi alle vicende giudiziarie riguardanti Alberto Tedesco e Filippo Penati.

Perché va affermata una superiorità morale del Pd?
«No, questo non avrebbe senso. I perché sono altri: primo, l’intera politica dovrebbe essere intransigente nei confronti dei cedimenti sul piano dell’etica pubblica, e secondo, il nostro elettorato non ha nessuna indulgenza. Minimizzare, dire che si tratta di problemi isolati, anche se è vero che non bisogna generalizzare, è un errore».

Il rischio che vede, onorevole Gentiloni?
«Si fa molto presto su questa materia, senon la si affronta, a dilapidare il capitale di fiducia ricevuto tra il voto amministrativo e il referendum. Io ho vivissimo il ricordo del periodo tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009, quandoarrivarono alcune inchieste giudiziarie che riguardavano esponenti del Pd che provocaronounterremoto nei sondaggi e che contribuirono poi alle sconfitte alle elezioni amministrative e alle dimissioni di Veltroni».

Per “reazione ancora più netta” cosa intende?
«Intanto, il modo come minimo confuso in cui sono andate le cose al Senato sul voto riguardante Tedesco merita un chiarimento».

Cosa andrebbe chiarito, secondo lei?
«Ci sono state quanto meno delle confusioni sia nel calendario che nelle modalità di voto».

Secondo Rosy Bindi sarebbero opportune le dimissioni sia di Tedesco che di Penati.
«Su questa questione ha ragione Rosy Bindi. Le dimissioni di Tedesco mi sembrano un dovere politico ovvio. Penati ha già fatto opportunamente un passo indietro. Mi auguro che tutto si chiarisca, ma comunque affiora da quella vicenda almeno un problema politico».

Cioè?
«La magistratura chiarirà i risvolti giudiziari, ma sul piano politico affiora un’idea di interventismo pubblico, addirittura da parte di una Provincia, errato».

A proposito di Province, dopo la vostra astensione alla Camera sulla loro abolizione è partita un’accesa discussione sui costi della politica e il Pd è stato attaccato da più parti… «Abbiamo commesso un errore politico marchiano, che ci ha indebolito. Questo errore adesso ci fa affrontare la questione in salita, ma penso che abbiamo le carte in regola per dire che senza demagogia vanno ridotti sia i costi della politica che i costi e l’invadenza della pubblica amministrazione.

Le due cose sono collegate.
C’è ancora in Italia, soprattutto nella dimensione regionale e locale, troppa commistione tra politica ed economia. E per noi sarebbe deleterio apparire come i difensori dello status quo».

Dice “senza demagogia”: non era demagogia approvare una proposta di legge che cancellava la parola Province dalla Costituzione senza stabilire a chi andassero affidate le funzioni che svolgono?
«Non c’è dubbio che fosse solo l’avvio di un percorso. Ma dare l’idea che Pd e Pdl si sono opposti all’avvio di quel percorso è stato un errore».

Pensa ci possa essere ora un avvio a partire dalle proposte di legge che avete presentato in Parlamento su queste materie?
«L’attuale permeabilità del governo alle proposte che non siano blindate con il voto di fiducia è scarsissima. Il governo è talmente debole che non è in grado di valutare nessuna proposta ».

Fini propone alla maggioranza un governo Maroni e auspica il sostegno anche del Pd: è fattibile?
«Domani (oggi per chi legge, ndr) è il 25 luglio. Non mi pare che Roberto Maroni voglia fare la parte di Dino Grandi».

Il diplomatico che nel’43 fece sfiduciare Mussolini dal Gran consiglio del fascismo?
«Esatto. Ma mi pare che sia Bossi che Berlusconi siano accomunati dalla volontà di non fare alcun passo indietro».

Ammettiamo che lo facciano.
«Valuteremo positivamente la messa da parte di Berlusconi, ma non contino sul nostro appoggio. Noi non possiamo neanche immaginare di sostenere un governo di centrodestra semplicemente con un diverso presidente del Consiglio».

Quindi, in caso di crisi, ci sono solo le urne?
«Con questa legge elettorale e con questa situazione economico il voto non può essere l’unica via. Se c’è un’emergenza noi possiamo sostenere soluzioni all’altezza dell’emergenza, soluzioni guidate da personalità in grado di avere la fiducia dell’Europa, dei mercati internazionali e un ampio sostegno parlamentare ».

E che abbia quale obiettivo e da raggiungere entro quali tempi?
«Ideale sarebbeun governo che porti a termine la legislatura modificando la legge elettorale e affrontando le scelte fondamentali che l’attuale manovra, iniqua e insufficiente, non ha compiuto».

E nel caso non ci fossero le condizioni e l’unica alternativa restasse invece il voto? Voi con chi pensa dovreste andarci?
«Mi auguro la più vasta alleanza possibile, ma noi del Pd dobbiamo accelerare alcune scelte».

Ad esempio?
«Sulla manovra non è stato chiarissimo quali fossero le nostre scelte. E poi su materie come la Tav o l’accordo Confindustria-sindacati noi abbiamo una nostra posizione, una parte dei nostri potenziali alleati ne ha una molto diversa. Le carte vanno messe in tavola. E l’alleanza va costruita sulla base di un canovaccio che deve esprimere il Pd, perché su alcuni punti possiamo anche cercare delle intese, ma sulle grandi infrastrutture o sulla politica economica e sindacale non è possibile un programma che sia frutto di non scelte. Altrimenti, torniamo dritti dritti al mosaico dell’Unione».

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