Lavoro: la nostra quota di trasformazione del mondo

“Si sta muovendo un enorme energia che non chiede miracoli ma un altro stile, un altro modo, un altro civismo e moralità”. Bersani chiude la Conferenza Nazionale per il Lavoro

Abbiamo fatto un altro passo importante. Poco a poco stiamo facendo un partito che si confronta con la modernità e che tuttavia vuole essere un partito. Il piano di lavoro che oggi presentiamo è stato elaborato da esperti tra i 30 e 40 anni con l’aiuto della saggezza ed esperienza di Emilio Gabbaglio.

Sapevamo che fare un lavoro del genere in questo periodo poteva significare andare controcorrente ed essere fuori dai riflettori dei media. Ciononostante, vogliamo ribadire che per noi il lavoro è al primo posto. E lo dico anche con un sapore polemico perché c’è una distanza stellare tra quanto stiamo discutendo noi in questi giorni e quanto fa sta facendo la maggioranza e il governo.

Siamo in una fase di cambiamento. Dopo il referendum e le elezioni amministrative è andata molto di moda la parola “inaspettato”. Ma mi domando, inaspettato da chi? Oggi mi voglio togliere un sassolino dalla scarpa perché la memoria e ben corta. Ci siamo dimenticati le battaglie operaie, quelle degli studenti e insegnanti durante l’autunno? Le trasmissioni come quelle di Fazio e Saviano? La piazza di San Giovanni a Roma mai vista così piena? Le giornate delle donne? Le celebrazioni per i 150 anni d’Unità? Poi sono arrivate le amministrative la cui vittoria ha fatto anche da traino nell’esito dei referendum.

Il movimento che è partito sta incominciando a raccogliere i suoi frutti. Dicevo che si poteva vincere perché mi accorgevo che le piazze erano piene di donne. E quando questo accade, si vince! Quindi per noi il cambiamento non è stato inaspettato. Si abbia maggiore rispetto e attenzione per il solo partito nazionale del Paese che è radicato in ogni luogo, presente tra tutte le generazioni, che sta nelle piazze e nella Rete. Siamo solo noi. Nessuno sulla Rete e nelle piazze è più di noi. E non è solo questione di organizzazione. Si smetta di guardare il Pd dal buco della serratura. Non siamo il partito della retroscena, noi siamo il partito della prima fila della scena!

Il vento del cambiamento viene dall’incrocio tra questione democratica e sociale. Una questione che sta innanzi tutto nella testa dei cittadini: il modo di governare della destra che fa ribrezzo e il tema sociale diventano sempre più importanti. Lo abbiamo detto e lo rivendichiamo da tempo: la svolta non sarà solo l’oltrepassare di un governo, ma uscire dal berlusconismo e dalla malattia che entrata in vena in questi lunghi anni. C’è una maturazione e una consapevolezza sempre più forte dell’impotenza davanti a i problemi del Paese da parte del populismo che ci ha governato. Il ghe pensi mi vive sul breve, non sa scegliere, non dichiara i problemi e li nasconde. Il ghe pensi mi funziona solo per quelli a cui va bene comunque. Ma questi sono sempre di meno e ora comincia un altro film.

Non sarà con aggiustamenti all’interno del Pdl, con nuove fiducie parlamentari o con nuovi progetti che non saranno mai realizzati che il governo risponderà alle responsabilità del suo fallimento. E la Lega e i suoi grandi obiettivi dove sono finiti? Le loro ricette dove sono finite? Il federalismo come panacea fiscale e la chiusura delle frontiere per la sicurezza, dove sono finiti? Faranno nuovi ultimatum anche se hanno governato 8 anni su 10?

Chi dice che allunghiamo la mano alla Lega allora davvero non capisce! Noi siamo alternativi alla Lega e siamo noi che lanciamo la sfida alla Lega. Noi li abbiamo affrontati guardandoli negli occhi, parlando con la voce popolare. Non è stato di sicuro Sel a mettere i manifesti contro la Lega.

Nella crisi e nell’incertezza il Paese ha continuato ad andare avanti con il pilota automatico mentre le cricche continuavano ad arricchirsi. Il prestigio internazionale è crollato e la nostra voce in Europa è diventata sempre più debole nonostante fossero le forze conservatrici a governarla. L’Euorpa che vogliamo non è quella ma quella che sa governare e dare equilibrio alle politiche economiche.

Servono riforme che rimettano in moto il Paese. Dopo i moniti che arrivano sul declassamento da parte di Moody’s, Tremonti non si metta la medaglietta. Si sentono cose davvero curiose. Anche un bambino può chiederti che se sei il più indebitato e cresci di meno non potrai ad uscire dalla crisi se non ti muovi.

Saremo posti davanti all’alternativa del diavolo o a bere una ricetta recessiva. Loro lasceranno l’Italia con il cappio al collo. E adesso finalmente lo vengono a dire: non vogliono lasciare il Paese con i conti a posto. Allora dite dove ci avete portato! Vengano in Parlamento e dicano cosa intendono fare per il Paese e riceveranno la nostra proposta alternativa.

Davanti al mondo del lavoro basta con il dire balle. Lavoro è la nostra quota di trasformazione del mondo.

Il ceto medio diventa sempre più debole e chiede protezione. Il lavoro dipendente e professionale deve fare i conti con la crisi che è doppia rispetto agli altri Paesi europei. Come faranno a dire che stiamo meglio degli altri come qualche tempo fa?

Ma le cose stanno cambiando. Si sta muovendo un enorme energia che non chiede miracoli ma un altro stile, un altro modo, un altro civismo e moralità. La moralità non può solo essere appaltata alla giustizia. Ricordiamo Berlinguer, senza una riscossa civica e morale non si va da nessuna parte. Non c’è nessuna scorciatoia da seguire. Senza la buona politica, le istituzioni e il civismo, il Paese non esce dai guai. Noi all’anti-politica abbiamo pagato un prezzo troppo alto. Ora basta.

La ricostruzione democratica, un pacchetto di riforme e un nuovo patto sociale, sono queste le nostre ricette per l’Italia. Ci chiedono dove è il progetto? Stiamo lavorando e come si dice a Genova non stiamo asciugando gli scogli! Chi vuole alludere alla mancanza di proposta non ha mai voluto rispondere questa domanda: chi aveva ragione quando a inizio di legislatura pensava che non ci fosse la crisi, poi che fosse una cosa passeggera tanto da svendere l’Alitalia, da abolire l’Ici ai più ricchi e non dare respiro alla ripresa dei consumi…insomma chi aveva ragione? Rispondano a questa domanda!

Noi stiamo facendo un percorso e, con la prossima direzione, vedremo di capire a che punto siamo arrivati. Discuteremo delle cose da fare sapendo che al primo posto della nostra proposta c’è e rimane il lavoro. Tutto dovrà ruotare attorno al tema del lavoro. Il lavoro non è tutto? Andatelo a chiedere a chi il lavoro non ce l’ha!

Se non vuoi fare tagli lineari devi metterti al lavorare almeno un anno prima di procedere. È perché non hanno lavorato in questi anni la ragione per cui non sanno fare tagli intelligenti. Nessun investimento sulle tecnologie, sull’efficienza energetica e sulle fonti rinnovabili. Ora c’è la necessità di una nuova politica industriale e fiscale che alleggerisca l’impresa e il lavoro. Attuare un piano di riforme con in testa le liberalizzazioni e non prendere più in giro il Paese.

La produttività non è solo il sudore del lavoratore ma un sistema che mette insieme il lavoratore con le strategie di investimento sulla produttività. Serve un modello che eviti l’atomizzazione e dumping del sistema. La competitività non può significare disgregazione. Partecipazione ed esigibilità devono camminare di pari passo. Vanno trovate nuove forme di rappresentanza per garantire la partecipazione.

Lavoriamo sui sistemi delle regole (ad esempio la sicurezza sul lavoro, lotta contro caporalato, e l’abolizione delle dimissioni in bianco) con battaglie parlamentari. Affrontiamo il precariato con riforme che lo rendano meno vantaggioso per il datore di lavoro. Serve una concertazione meno paludale e formale ma più legata ad obiettivi ben definiti. Insomma servono politiche economiche concrete che testimonino efficacia.

Dobbiamo essere orgogliosi per quello che si fa e umili davanti ai tanti problemi e le difficoltà che si vivono nel Paese. Ci proponiamo di essere il partito del lavoro, della costituzione e delle autonomie. Potremo esserlo se sapremo farlo tutti assieme

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