Musica e molestie

invece
Sarà stato il pranoterapeuta esperto di biopsicotronica – il consigliere ombra di Letizia Moratti che misura coi cristalli l’aura di chi le sia avvicina – a consigliarle Gigi D’Alessio per il concertone di Milano? Sarà la stessa mano che le ha dato il dossier farlocco sul furto d’auto? Ha un nemico in casa, Letizia. Vicinissimo, letale. Chi le vuol bene dovrebbe aiutarla a stanarlo. Anche dopo, non fa niente: i conti si fanno anche dopo. Il match canoro di chiusura campagna non è per niente un dettaglio, anzi: ha il valore dei simboli incarnati. Se uno straniero di passaggio volesse la foto di cosa sta succedendo a Milano in queste ore, eccola: Moratti avrebbe voluto schierare il campione dei post melodici napoletani, già pianista di Mario Merola. Sembra la scena di quel film (comico) col cantante meridionale al raduno leghista, che infatti dà forfait. Pisapia offre il palco a Elio e le storie tese, i milanesi dello sberleffo, Rocco Tanica era l’arrangiatore di De Andrè. Fate un giro in rete, se l’immaginazione non vi aiuta, e provate a misurare il gradimento di Elio e quello di D’Alessio a Milano. Per capire che Letizia Moratti ne aveva sbagliata un’altra.
Non c’è solo Milano. Il vento di mare che soffia da Napoli e da Cagliari è un buon vento. Vi proponiamo oggi due interviste, due ritratti: Giovanni Maria Bellu è a Cagliari con Zedda, l’enfant prodige di Sel che viene da una lunga trafila e da un’antica tradizione politica. Nessuno ci avrebbe scommesso, lui ne era sicuro e ci spiega perchè. Massimiliano Amato cammina per Napoli con Luigi De Magistris, l’autocandidato dell’Italia dei Valori che contro tutto e contro tutti (in buona parte anche contro Antonio di Pietro, per lo meno al principio) ha cambiato il volto di una gara data per persa: promette di liberare Napoli e di riportare sotto il Vesuvio Roberto Saviano, che sorride e ringrazia. Si potrebbe obiettare che, essendo anche Pisapia candidato di Sel, in nessuno di questi tre casi – se dovessero vincere ai ballottaggi – si tratterebbe di una vittoria del Pd di Bersani. Si tratta anzi di candidati in origine piuttosto invisi al segretario e al suo stretto entourage. Non c’è dubbio che sia così, ma chi dovesse ancora ragionare in questo modo darebbe mostra di non aver capito che cosa ci stanno dicendo queste elezioni amministrative: non solo che l’Italia è stanca del malgoverno della destra ma che è stanca, stanchissima anche della logica stantia di una politica tutta interna alle segrete stanze fatta solo di risse interne e di piccoli poteri contrapposti. E vedrete che alla fine la voce degli elettori prevarrà e che se dovesse vincere nell’urna dirà a tutti, ma proprio a tutti, che è arrivato il momento di voltare pagina, di passare la mano a chi sa lavorare fianco a fianco col vicino ed esultare insieme per la vittoria comune. D’altra parte ieri in Spagna Carme Chacon, candidata alle primarie del Psoe sconfitto nelle urne, ha deciso di ritirarsi per evitare di danneggiare il segretario del partito e presidente del governo con queste parole: per vincere, da noi socialisti, non basta la forza. Ci vogliono forza e generosità. Direte: è una donna. Infatti.
Lo spettacolo grottesco di giornata ci riserva la scenetta di Silvio B. che molesta Barack Obama. Mentre i grandi della terra parlano di primavera araba e di atomo lo prende per un braccio e gli parla, in italiano, di “dittatura dei giudici di sinistra”. Obama prima non capisce, poi non risponde. Vorremmo tanto poterlo fare anche noi. Non rispondere più.
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