L’insidia della vanità di Concita De Gregorio

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Vedere il piazzista che cerca di vendere la patacca del successone con Sarkozy è deprimente. Il teatrino ad uso delle tv tutto gara di tacchi, pacche e sorrisi serve a mascherare agli occhi dei creduloni, complice la propaganda servile, la tragica sconfitta politica e diplomatica che ci ha appena inflitto la Francia. Su tutti i fronti: economico, di politica estera, di politica interna. Partiamo dall’immigrazione. Dopo averci mandato a stendere per il pasticcio dei permessi temporanei, il trucchetto con cui Maroni aveva immaginato di far transitare oltralpe il maggior numero possibile di migranti nordafricani, la Francia ottiene adesso niente meno che l’impegno a riconsiderare Schengen, il trattato che regola la libera circolazione tra i paesi dell’Unione. In casi eccezionali potrebbero essere ripristinati i controlli alle frontiere, con blocco eventuale del transito. Esempio di caso eccezionale: l’ondata migratoria.
Politica estera, guerra in Libia: Sarkozy è partito per primo, contro Gheddafi. Berlusconi ha tentennato, si è detto dispiaciuto, ha preso in privato le difese dell’amico Muammar, in pubblico ha taciuto. Infine, pressato dagli americani, ha dato l’ok. “Non saranno bombe ma missili di precisione”, ha detto La Russa. Chissà se Gheddafi apprezzerà la differenza. La Lega no, per il momento. Bossi ha il problema di riferire al suo elettorato. Deve per lo meno portare a casa qualcosa in cambio: il suk è aperto. 

Economia: i due leader hanno fatto finta di niente, nelle passeggiatine sotto l’obiettivo dei fotografi, ma poche ora prima dell’incontro la francese Lactalis ha lanciato l’Opa su Parmalat, giusto in tempo per evitare eventuali limiti che Tremonti avrebbe potuto stabilire all’ingresso di capitali stranieri in aziende rilevanti per l’economia nazionale. Vogliono comprarla, insomma. Parmalat non sarà Alitalia, ma considerato l’inferno che Silvio B. fece sulla “compagnia di bandiera” che doveva restare tricolore per orgoglio patrio verrebbe da dirgli che sono parecchi di più gli italiani che bevono il latte ogni giorno di quelli che volano, con Alitalia, poi, figurarsi. Naturalmente l’orgoglio c’entra poco, oggi come allora. Sono argomenti buoni per chi abbocca. Gli affari sono affari, merce di scambio, trattativa politica, convenienza di pochi. Guerra di immagine, anche: chi ne uscirà coi sondaggi migliori?

Ed eccoci al punto, i sondaggi. Tradito come sempre più spesso gli capita dalla sua umana debolezza – oggi la vanità – il nostro ha voluto farsi bello con il collega francese raccontandogli quanto sia stato scaltro ad evitare il referendum (temutissimo, il vero test nazionale che potrebbe vederlo sconfitto). Ho fatto così, gli ha detto: Fukushima ha spaventato moltissimo gli italiani, i sondaggi ci dicono che avrebbero votato contro il nucleare al referendum e dunque se fossimo andati al voto non avremmo avuto energia nucleare per molti anni. Invece con una moratoria basterà aspettare un anno o due e poi potremo procedere. Il nucleare è l’energia del futuro. Sono o non sono uno statista? Un bell’applauso da Sarkozy che ha risposto bravissimo, geniale: ricorda quando verrà il momento che noi sul nucleare siamo il partner ideale.

Peccato per gli italiani, i soliti cretini da abbindolare. Peccato per il voto popolare, scansato o reclamato secondo la privata convenienza. Uno spiraglio resta, per i referendum. In fondo le regole della democrazia non sono così facili da scardinare. Cercheranno di non farci votare, proviamo a pretenderlo con tutti i mezzi che abbiamo.

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