Piano provinciale rifiuti, una mia riflessione

È partita la conferenza di pianificazione per delineare il nuovo Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (PPGR), strumento che programmerà ed in qualche modo regolamenterà tutta la materia dei rifiuti nei prossimi anni, diciamo fino al 2019 almeno. Siamo alla prima fase del percorso, quella della fotografia della situazione attuale e della definizione degli obiettivi del Piano. Va detto che Carpi – ricorda l’assessore all’Ambiente Simone Tosi – ha raggiunto dei risultati nel campo della raccolta differenziata che ci inorgogliscono: a dicembre del 2010 siamo arrivati quasi al 58%, ed avendo inserito nuove aree nel sistema di raccolta ‘porta a porta’ nell’anno passato questo ci fa credere che nel 2011 si possa arrivare oltre il 60%. Il nostro territorio per la presenza impiantistica e per il sistema di gestione e raccolta che si è dato può essere definito sicuramente come Distretto del Recupero e del Riciclo. La consapevolezza dei cittadini, che hanno accolto con favore nella quasi totalità la raccolta domiciliare dei rifiuti, sistema comunque invasivo che ti costringe a cambiare abitudini, dimostra come la sfida del recupero e del riciclo non sia un pallino di pochi amministratori o di pochi cittadini ambientalisti, ma una sfida di comunità. Comunità che ha colto il senso di questa sfida e ne ha fatto motivo di orgoglio e forse anche un valore identitario. Per il tipo di sistema adottato in città non ci spaventano dunque gli ambiziosi obiettivi del Piano Provinciale; anzi questi ci dicono che abbiamo scelto la strada giusta. Il raggiungimento del 65% di raccolta differenziata credo sia tranquillamente alla nostra portata. Questo permetterà un maggiore recupero di materia, ed equivarrà a minori quantità di rifiuti avviate a smaltimento: il che si tradurrà in un ridimensionamento dei sistemi atti a questa funzione (come sono le discariche o termovalorizzatori), anche se sarà impossibile pensare che se ne possa fare a meno. Quindi credibile è l’obiettivo di non realizzare nuove discariche o nuovi termovalorizzatori in provincia, ma impossibile pensare che non ci saranno più impianti di smaltimento, ma solo di trattamento e di recupero. Detto questo sul PPGR è nato un dibattito sul ‘porta a porta sì il porta a porta no’, che assomiglia più ad una discussione ideologica che di merito. Per Carpi questo sistema ha significato fare un balzo in avanti nella raccolta differenziata con dati straordinari, ma lo stesso metodo ha riscontrato in provincia dei problemi. Esistono esempi che mostrano come si possano ottenere ottimi risultati anche con altri sistemi di raccolta diversi dal ‘porta a porta’, quindi bisogna sgombrare il campo dall’ideologia ed affrontare il tema in modo pragmatico. Noi rappresentiamo sicuramente un modello, come ne esistono tanti altri in provincia, ma credo altresì che questo sia stato possibile per una mix di fattori, tra cui hanno contato molto il fatto di avere una comunità coesa, un’azienda come Aimag che ha voluto sperimentarsi su questo campo, amministrazioni che ci hanno creduto, sapendo che anche con questo sistema i problemi ci sono e vanno affrontati quotidianamente. Credo che sarebbe sbagliato obbligare attraverso il Piano Provinciale a utilizzare un modello rispetto ad un altro; spetterà alle singole comunità, alle singole amministrazioni, decidere quale sistema adottare per raggiungere gli obiettivi che il PPGR porrà. La cosa importante sarà assumere tali obbiettivi come vincolanti ed individuare la migliore delle strade possibili per raggiungerli. Carpi ha scelto la raccolta ‘porta a porta’ e siamo certi che questo ci farà centrare con molta tranquillità gli obiettivi del Piano”.

info: http://www.provincia.modena.it/page.asp?IDCategoria=6&IDSezione=1613&ID=92867

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