Italia 100% rinnovabile? Nel 2050 sarà possibile

(Emiliano Angelelli – http://www.nextville.it/news/559)
Non è una chimera, nel 2050 il nostro paese potrebbe coprire l’intera domanda di energia elettrica facendo ricorso esclusivamente alle energie pulite.

E’ quanto emerso stamattina nel corso del convegno organizzato dal Kyoto Club a Roma e intitolato“100% rinnovabili. La sfida per le energie verdi entro il 2050”. Secondo Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club, l’obiettivo è raggiungibile, e sulla base degli scenari presentati un ruolo fondamentale sarà svolto dal fotovoltaico che garantirà il 50% del fabbisogno elettrico. A livello di estensione significherà occupare un quadrato di 50 chilometri di lato (di cui un terzo su edifici) con i pannelli solari.

Può sembrare un obiettivo molto ambizioso, ma ciò che fa tendere dalla parte dell’ottimismo è l’analisi degli scenari elaborati negli ultimi dieci anni dalle associazioni ambientaliste (quindi si presume i più positivi), che hanno sistematicamente sottovalutato la crescita delle rinnovabili. Questo vale sia per il fotovoltaico sia per l’eolico. Un esempio, tutti gli scenari realizzati da Epia-Greenpeace a partire dal 2001 hanno sempre sottostimato la crescita della potenza totale installata di solare fotovoltaico che nel 2010 ha raggiunto quota 37 mila MW.

Un altro aspetto importante da considerare è quello relativo alla “grid parity”ovvero quando il costo dell’elettricità da fonti rinnovabili sarà perlomeno pari a quello da fonti fossili. Ciò che fa ben sperare è che i costi dell’energia pulita sono in costante discesa mentre quelli delle fonti convenzionali sono in perenne ascesa, un andamento che ci porterà verso la “grid parity” intorno al 2020. Questo processo di livellamento dovrebbe condurre parallelamente alla lenta riduzione degli incentivi statali fino ad arrivare al momento in cui questi ultimi non serviranno più.

Un esempio in questo senso è la Germania che quest’anno ha ridotto le tariffe incentivanti del 12% mentre ha stretto un accordo con le aziende di settore per ridurli ulteriormente nel corso dell’anno sulla base dei nuovi impianti installati. Un lento processo che dovrebbe guidare i tedeschi verso un’estinzione degli aiuti statali a partire dal 2017.

E un fattore congiunturale che favorirà questo corso è quello relativo alladomanda di energia, che negli ultimi dieci anni non è più cresciuta e che manterrà questa tendenza almeno fino al 2030. Parallelamente sarà importante ricordarsi delle rinnovabili termiche che presentano un potenziale di crescita straordinario.

Tutti questi ragionamenti sono naturalmente inutili se non verranno realizzati gli adeguati interventi sulla rete elettrica che, allo stato attuale, e in modo particolare in Italia, risulta essere vetusta e insufficiente rispetto alle esigenze di crescita. La Germania e altri nove paesi del Nord Europa si stanno già muovendo per realizzare una super rete del Nord (vedi riferimenti) che si dovrà riallacciare a una super rete del Centro Sud (vedi riferimenti Desertec) per compensare le fluttuazioni e portare energia dove serve. Nel piccolo l’esempio di cui sopra dovrà portare alla realizzazione delle smart grid a livello di singole abitazioni e condomini.

Per realizzare questo progetto complesso c’è bisogno di mezzi, capitali e investitori, ma come dice Arturo Lorenzoni, dell’Istituto di economia e politica dell’energia e dell’ambiente dell’università Bocconi di Milano “tutto ciò non manca, quello che ancora non esiste, invece, è un progetto di lungo termine che ponga l’Italia nella stessa condizione di altri paesi, come ad esempio la Germania, la Gran Bretagna e la Francia”.

“Gli oneri in bolletta al 2020 per le energie rinnovabili” aggiunge Lorenzoni “saranno 7 miliardi di euro (attualmente sono 2,7 miliardi ndr), un costo assolutamente accettabile se si considera quanto spendiamo ogni anno per settori molto più prescindibili, come ad esempio il gioco d’azzardo”. E investire capitali nelle rinnovabili, attualmente, è certamente la scelta meno azzardata che si possa fare, se è vero che in tempi di recessione economica stiamo parlando dell’unico settore, insieme (ahimé) a quello della criminalità organizzata, in grado di far registrare una crescita.

 

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