Scontri in Libia, Gheddafi in fuga? Berlusconi: “Non vorrei disturbare”

Gheddafi fa sparare sulla folla dai mercenari e ricatta l’Europa minacciando di chiudere i rifornimenti di gas e di non controllare chi cerca di raggiungere l’Italia. Fassino: “Berlusconi scandalosamente imbarazzante”. Sassoli: “Anche gli europarlamentari PDL condannano il dittatore, il premier è isolato”

scontri a Bengasi  A Bengasi, in Libia, manifestanti protestano contro Gheddafi

La Libia è a un passo dalla guerra civile. E Muammar Gheddafi, 69 anni e è attualmente irreperibile.
Intanto le organizzazioni dei diritti civili affermano che almeno 233 persone sono rimaste uccise la settimana scorsa durante i disordini nelle province orientali, almeno 60 persone sono morte ieri a Bengasi, altri 50 vittime sono state registrate all’ospedale di Al-Jalaa e altre dieci all’ospedale 7 ottobre. Ai diplomatici stranieri presenti in Libia Bengasi è stata descritta come una “zona di guerra” da funzionari del regime di alto livello, questo per scoraggiare che i rappresentanti stranieri possano andarsene in giro per il Paese. La ricetta Gheddafi per evitare di fare la fine di Mubarak e Ben Alì è stata un uso massiccio della violenza, la repressione della libertà di manifestazione e a quanto pare l’uso di mercenari provenienti da altri paesi africani, che certamente non fraternizzano con i manifestanti come può accadere alle forze di sicurezza. 

E l’Italia si contraddistingue per la discrezione con cui segue la vicenda. Gheddafi fa sparare sulla folla? Silenzio: “Non vorrei disturbare”, ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
Lo attacca Piero Fassino a nome del Partito Democratico: “Al silenzio assordante del governo italiano di fronte alla sanguinosa repressione in Libia e negli altri Paesi dell’area mediorientale, si aggiunge oggi la dichiarazione a dir poco sconcertante di Silvio Berlusconi che ci dice di non voler “disturbare” Gheddafi per quelle decine di morti rimasti sulle strade della protesta a Bengasi e Tripoli” . “Siamo di fronte – prosegue Fassino- all’ennesima dimostrazione di dilettantismo di questa maggioranza anche in politica estera e del sempre più vistoso declassamento del profilo dell’Italia nel consesso delle Nazioni che contano. Per questo chiediamo finalmente una ferma e chiara presa di posizione del ministro degli Esteri Frattini per far cessare la repressione ad opera delle truppe speciali del governo di Tripoli. Inoltre chiediamo al ministro di venire in Parlamento per fornire un’informazione dettagliata sugli analoghi, gravi fatti di violenza negli altri Paesi del mondo arabo. L’Italia – conclude Fassino – si faccia capofila in Europa di una iniziativa politica che imponga il rispetto delle garanzie democratiche laddove queste vengono calpestate sino al sacrificio della vita di civili inermi”. 

Per Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del PD, “fa paura, di fronte le notizie che giungono da quel Paese, l’assordante silenzio del governo italiano su quanto sta avvenendo in Libia. Invece di dire che non vuole disturbare il suo amico Gheddafi Berlusconi farebbe bene ad intervenire, visti i suoi conclamati rapporti, per impedire che quello che sta succedendo si trasformi in una carneficina. L’ignavia e l’immobilismo del governo italiano sono scandalosi. Il Pd in Senato sta preparando una mozione sulla Libia: noi crediamo sia necessario che il nostro governo condanni le repressioni sanguinose e metta in atto
un’iniziativa politico-diplomatica per sostenere quei processi di transizione verso la democrazia che si stanno svolgendo in nord Africa. E le nostre importanti relazioni economiche con la Libia e con quei Paesi dovrebbero spingere ancora di più il nostro esecutivo ad orientarsi in questa direzione: un atto del governo italiano non sarebbe un’ingerenza, ma una giusta, doverosa e sacrosanta iniziativa di un Paese che dovrebbe avere l’ambizione di essere protagonista di un processo che renda il Mediterraneo un’area stabile e democratica”.

Walter Veltroni è convinto: “In Libia un regime oppressivo e oggi violento non può agire contando
sull’inazione italiana. E’ necessario che in Parlamento l’opposizione e
maggioranza esprimano la loro condanna. E’ necessaria una posizione ferma del
nostro Paese. Ogni ulteriore attesa sarebbe gravissima”.
Perfino Ignazio La Russa, ministro della Difesa, ieri è stato costretto a giustificare questa stravagante quanto grave affermazione del premier, spiegando che l’Italia chiede il rispetto dei diritti civili, ma non vuole fare ingerenza.
La realtà è che in questo momento potrebbe crollare il mondo, Italia compresa: l’unica cosa che interessa Berlusconi è la possibilità di non presentarsi ai processi che lo aspettano.
Diverse fonti da stanotte danno il dittatore libico fuggiasco in Venezuela per non affrontare il suo popolo, dopo 42 anni di potere assoluto. Il figlio Saif al-Islam in tv smentisce che il padre è “uccel di bosco”.
Gheddafi minaccia ritorsioni per i Paesi che difendono i diritti umani? Silenzio: “Non vorrei disturbare”. Il dittatore ha giocato le carte del ricatto con l’Unione Europea: i rifornimenti strategici di gas e di petrolio da un lato, l’argine dal pugno di ferro all’immigrazione senza barriere dall’altro. E su queste due basi ha intimato senza vergogna l’Europa: non si immischi, altrimenti le barriere all’immigrazione cadranno e sarà un disastro. Catherine Ashton ha risposto dicendo: “Cessino subito le violenze”. Il governo italiano, considerati anche i legami di amicizia personale di Berlusconi con Gheddafi, si è mostrato assai più prudente…“Con i morti nelle strade delle città libiche Berlusconi fa come Ponzio Pilato, se ne lava le mani e continua a sostenere il dittatore libico – attacca David Sassoli, capodelegazione PD  all’europarlamento – Il governo che non vuole disturbare Gheddafi però è sempre più solo. Anche i parlamentari europei del Pdl, con il loro capodelegazione, hanno preso le distanze dal governo e dalla sua politica filo libica. E’ il segno della distanza sempre più incolmabile che c’è tra Berlusconi e l’Europa”.

Sandro Gozi responsabile per le politiche UE del PD chiede al governo di “riferire al più presto in parlamento su quali iniziative intenda adottare, sia in considerazione dell’evoluzione degli eventi che della probabile necessità di difendere i nostri connazionali che lavorano in territorio libico. L’Italia e la Libia non sono solo due paesi vicini ma Stati che da decenni intrattengono profonde relazioni diplomatiche e commerciali e ciò richiede una presenza ed una attenzione che fino ad ora il governo non ha saputo assolutamente dimostrare. In questo quadro è ancora più macroscopico l’isolamento internazionale del nostro governo che continua a trascurare il problema dei diritti umani, quando il presidente Usa Obama ne ha fatto la priorità della politica americana nel mediterraneo”.
Lapo Pistelli coordinatore del dipartimento relazioni Internazionali ci spiega come al governo il tema sembra interessare solo in chiave securitaria, legata esclusivamente al tema dell’immigrazione, che viene espressa dal Viminale. Si stanno verificando sulla sponda sud del Mediterraneo rivolgimenti decisivi, davanti ai quali non è ammesso né consentito giare la testa dall’altra parte. E’ quindi indispensabile che il governo venga in parlamento all’inizio della settimana per riferire urgentemente sulle iniziative che intende assumere in chiave bilaterale ed europea per dare informazioni dettagliate sulla comunità italiana e sull’evolversi della situazione”.
E anche su questo fronte la risposta delle destre è miope. Livia Turco, presidente del Forum Immigrazione PD invita il governo a non stare con le mani in mano, e piuttosto a “coniugare accoglienza e sicurezza garantendo i nostri concittadini. Lampedusa si trova al centro delle nuove ondate di sbarchi. Il governo ha reagito in ritardo, mosso esclusivamente dalla paura di nuovi arrivi. Ciò non è accettabile perché, come al solito, rischiamo di trovarci di fronte a misure esclusivamente emergenziali che alla lunga non si dimostrano sufficienti. La questione dei diritti deve essere affrontata in una ottica più generale altrimenti ci troveremo sempre ad essere costretti ad inseguire l’esistente”.
Ma.Lau.
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Un commento

  1. GHEDDAFI ripara ad ARCORE ..
    E’ ormai certo che Gheddafi non è fuggito in Venezuela .
    Da alcune indiscrezioni sembra che la vicenda del colonnello dell’areonautica Libica che ha disertato ed è atterrato a Malta , sia stato in realtà un diversivo …
    la vera fuga è stata di quell’altro “colonnello” .. che a bordo di un aliante trainato appunto dal Mig del presunto disertore…ha attraversato silenziosamente i nostri spazi aerei fino a raggiungere la villa di Arcore dove con un aterraggio di fortuna è planato nei giardini della villa del nostro presidente .
    Di qui sembrano essere iniziate subito le pratiche per la richiesta di “asilo politico”
    Ci sono già voci di telefonate in questura per accelerare la pratica , e sembra omai certo che in colonnello Gheddafi in attesa dell’esito di tale richiesta non finirà in un
    “cpt” , ma verrà ospitato nella famosa “stanza delle feste ” di Arcore dove per passare il tempo terrà delle lezioni di “bunga bunga” agli ospiti del nostro presidente.
    Speriamo di saperne di più domani sera nel telegiornale di Emilio fede.

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